A vista d’occhio

L’idea per questa serie mi è venuta, anni fa, parlando col mio amico Claudio (presente nella serie) dell’importanza delle riletture. A questo proposito mi raccontò un aneddoto: Benedetto Croce ha letto 100 volte ‘I promessi sposi’. Finita la centesima rilettura, ha pensato bene di convocare un fotografo e di farsi ritrarre. Perché questa insolita sortita?

Evidentemente il filosofo ha ritenuto di non avere più, dopo le 100 letture del capolavoro del Manzoni, la stessa connotazione fisionomica.

Ma questa verità è applicabile anche ad azioni molto meno impegnative. In realtà la faccia con cui affrontiamo il mondo è in continua mutazione, sotto l’effetto congiunto di due tipi di forze: quelle esterne, il vento, la pioggia, gli schiaffi che la vita ci riserva; e quelle interne, i desideri, le pulsioni, le convulsioni di cui siamo capaci. Dunque il nostro viso muta continuamente, sotto l’effetto di tutto quello che facciamo, che ci piaccia o no, o che non riusciamo a fare…

Muta ‘a vista d’occhio’ potremmo dire, se solo fossimo capaci di una memoria fotografica che ci permettesse di cogliere le differenze fra il prima e il dopo.

Ma se la nostra mente non arriva a tanto, a tanto può arrivare la fotografia.

Ho chiesto a mia nipote di guardare un cartoon, a mio figlio di fare una partita alla play station, a Claudio di leggere una poesia, a Francesco di sfogliare Il sole 24 ore, a Paolo di lavorare al PC, ad Arben di fare un ritratto ad olio, a Richard Sinclair di cantare una sua canzone.

Li ho ritratti prima e dopo.