The Haptic Eye - (2021)

Dal tardo Medioevo al Rinascimento, nell’iconografia pittorica, il Cristo risorto dice a chi gli sta intorno: ‘Noli me tangere’, non mi toccare. Oggi sappiamo che l’intento è ‘non mi trattenere’, lascia che vada dove devo.

E tentare di trattenere è lo scopo della riproduzione del corpo umano nella storia dell’arte, sin dalla sua origine, cercare di trattenere persone care la cui presenza nelle nostre vite è destinata a terminare. Ancor più con la fotografia, capace di resuscitare i morti ed ammazzare i vivi…

Benjamin parlava di occhio aptico, un occhio che lavora come se toccasse le immagini, di immagini che si offrono alla vista in termini di tattilità.

Barthes individua il noema della fotografia nella presenza del reale davanti alla macchina fotografica. Ci dice che le immagini sono l’emanazione di un referente, sono delle impronte. Da un corpo reale, che era là, sono partiti dei raggi che raggiungono me, che sono qui.

In queste foto ho immaginato un percorso inverso, un occhio capace non soltanto di ripercorrere le curve di questi corpi nudi, ma di toccare, e modificare, quelle forme, oggetto del desiderio. Le impronte dell’occhio…

Il progetto prevede anche dei corpi maschili.