Tutti quelli che si avvicinano alla fotografia, nella mia Puglia, da sempre devono fare i conti con gli alberi di ulivo del nostro territorio, una manna, anche dal punto di vista fotografico… Naturalmente, proprio perché frequentati da innumerevoli fotocamere, non è semplice un approccio non dico originale, ma semplicemente diverso… anch’io mi ci sono cimentato, ma senza fare molti tentativi, del resto, non c’è niente che abbia fotografato quanto avrei dovuto…
Alla fine del 2016 ho realizzato questo lavoro, riuscendo ad isolare questi soggetti grazie al buio ed alla caratteristica della luce artificiale di decadere drasticamente dopo qualche metro, lasciando al buio completo tutto ciò che è appena più lontano dalla fonte luminosa…
Questa serie, presentata al MIA photo fair di Milano del 2018, l’avevo chiamata ‘gli alberi della memoria’ ma ho voluto cambiare. Riguardandoli mi veniva in mente la parola fantasma… poi per caso mi sono imbattuto (in un romanzo di Philip Roth, ‘La macchia umana’) nel termine ‘spook’, un termine ambiguo, che vuol dire SPETTRO, ma che in americano ha anche un valore dispregiativo per indicare le persone di colore, quindi, tristemente attuale. La possibilità di equivoco di questo termine è alla base della storia del grande scrittore americano. Alla fine ho scelto questo termine, piuttosto che un altro possibile sinonimo, perché spettro, etimologicamente, viene da speculum, specchio. Non è forse una definizione della fotografia ‘specchio con la memoria’?
Ma perché questi alberi, nelle mie fotografie, mi fanno pensare agli spettri?
Innanzitutto per un motivo tecnico, visivo, per come queste foto sono state realizzate.
Altri, naturalmente, si sono cimentati nel ritrarre, è il caso di dire, i nostri maestosi ulivi al buio. Alcuni hanno usato la tecnica del light painting, che consiste nel tenere aperto l’otturatore della fotocamera per svariati minuti e nel frattempo pennellare il soggetto, con il fascio di una luce continua, con un effetto pittorico, appunto. Altri hanno illuminato questi soggetti con più punti luce, una luce avvolgente, ottenendo un’illuminazione con ombre attenuate. Io realizzo queste fotografie montando in post produzione diversi scatti ottenuti con un solo punto luce, ma direzionato da punti sempre diversi, ottenendo ombre in diverse direzioni e molto accentuate. Una situazione che dal vivo, nella realtà, non è possibile osservare… e il cervello percepisce questa situazione insolita per i nostri occhi, dando, almeno a me, una sensazione di fantasmaticità.
Ma naturalmente non è solo una questione tecnica. Questi alberi nel mio immaginario sono spettrali per altri motivi.
Troppo facile parlare di Xilella fastidiosa: non se ne sa ancora abbastanza, almeno non io, ma indubbiamente, fake o scienza, è certa la preoccupazione che questi nostri alberi potrebbero essere dei fantasmi che vediamo ancora, ma già condannati a morte, come stelle la cui luce perviene dallo spazio ma che potrebbero già essere implose mentre le ammiriamo…
E questi guerrieri millenari diventano un’ottima parafrasi dei nostri tempi, in cui nulla è più certo, tutto oscilla, tutto è messo in dubbio, anche quelle certezze, come questi giganti, che ne hanno viste di cotte e di crude, nel corso dei secoli, e che adesso sembrano meno saldi, meno attaccati al suolo con le loro radici…
Un po’ rappresentano anche la mia, d’incertezza, in una difficile fase di confusione identitaria e di passaggio di età anagrafica, l’ultimo, molto delicato, in cui ho l’impressione di andare in giro e di comunicare con gli altri ma di essere già imploso, anch’io… una presenza in mia assenza… come si dice delle fotografie. Triste, dopo esser cresciuto in uno dei periodi più belli, almeno per l’Europa, la seconda metà del secolo scorso, in cui speranza e futuro non erano parole vuote, invecchiare ora in una società liquida, per giunta senza saper nuotare…
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